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I managers, la Crisi Covid-19 e il futuro

Per il vissuto e l’atteggiamento verso i cambiamenti in atto e quelli potenziali i manager possono essere così tipicizzati e classificati: Stravolgimento (27,5%), Nuovi modelli (16,8%), Intermedio (21%) e da ultimo, ancor chi vede un cambiamento, Come prima ma cambiando (23,6%). Solo un misero 11,1% vede un inevitabile e netto Ritorno al passato. Più convinte del cambiamento le donne rispetto agli uomini, i 45-49enni e chi lavora al centro-sud e al nord-est. Questi i risultati di un’indagine che Manageritalia e Centro Formazione Management del Terziario (CFMT) hanno affidato a AstraRicerche e alla quale hanno risposto via web (CAWI), nella seconda metà aprile, 1.026 manager di altrettante aziende, un campione rappresentativo delle aziende del terziario che hanno dirigenti.

Gli intervistati hanno un vissuto profondo e vero di questa crisi, seppure variegato per settore, business e livello di operatività attuale della loro azienda. In particolare, parliamo di manager le cui aziende oggi sono: aperte con tutte le attività in smart working (40%), aperte parzialmente con attività svolta parte in sede e parte in smart working (28%), aperte o quasi continuando le attività core (17%), chiuse o quasi con attività core business ferme (15%). Quindi, sono tutti sul “campo di battaglia”, anche perché nel caso di aziende chiuse, come avviene per moltissimi alberghi, i manager sono comunque al lavoro come e spesso più di prima.

 Ma la crisi quali cambiamenti porterà? Proprio nell’atteggiamento verso questa dimensione sono stati enucleati i cluster. Su tutto prevalgono i profondi cambiamenti che si registreranno in molti settori favorendo le aziende più capaci di sfruttare le nuove condizioni (86%), le dimensioni e dinamiche di molti mercati e settori profondamente diverse dal passato (77%), i rapporti nelle filiere più orientati alla partnership (70%). A seguire lo stravolgimento dei paradigmi di business e la comparsa e scomparsa di leader e attori (64%), la modifica della struttura organizzativa per affrontare il dopo crisi e i forti mutamenti in atto (64%), la necessità di internazionalizzarsi per avere un futuro (61%). Da ultimo, ma sempre ad un alto livello di citazione, si pensa che il rapporto con gli Stakeholder (interni ed esterni) sarà da rivedere e ripensare (59%) e il top management continuerà a svolgere lo stesso ruolo ma con una diversa scala di  priorità (59%). Solo per il 17% degli intervistati, non cambierà nulla, tutto tornerà come prima.

Parlando delle aree/funzioni che di conseguenza dovranno cambiare di più gli intervistati, scegliendo le prime tre, hanno indicato nell’ordine: catena del valore/rapporti di filiera, commerciale, sviluppo delle competenze del personale e talent management. A seguire: marketing, comunicazione esterna e interna, logistica e, ultima, ricerca del personale e talent acquisition.

La crisi, ci dicono i manager che la stanno vivendo, ha insegnato che: la trasformazione digitale è una necessità (57%), le aziende sono in grado di cambiare e adattarsi a nuovi contesti in modo molto più rapido di quanto si pensi (47%), che la trasformazione digitale può portare cospicui vantaggi (45%), che i lavoratori sono più vicini  affezionati alle aziende di quanto si pensi (42%), che le aziende sono più resilienti di quanto si dica (39%), che le attività strategiche, organizzative e di budget dovrebbero prevedere l’ipotesi di “cigni neri” per essere più pronti ad agire (36%), che sotto stress nelle aziende tutti o quasi diamo il meglio e otteniamo performance migliori (33%).

Forte anche il learning by doing obbligato e sperimentato in questo frangente in merito alle competenze necessarie. In particolare, tra le competenze più calde e gettonate, da sviluppare anche per gli anni a venire, emergono: capacità di risolvere problemi anche completamente imprevisti (48,9%), flessibilità, capacità di adattarsi al contesto (46,2%), capacità di gestire le persone a distanza (40,7%), capacità di visione strategica (38,4%), capacità di organizzare e riorganizzare (37,5%), resistere allo stress e alla pressione esterna (33,3%).

E sia chiaro fare il manager in questi frangenti è ancora più impegnativo del solito, ma ancor più pieno di soddisfazioni per certi versi legati non ai fatturati, ma alle persone. Infatti, i manager dichiarano che il loro lavoro e ruolo impone in questo frangente più del solito di: gestire paure e speranze collaboratori (84%), valutare e/o rivalutare i budget (80%), sviluppare strategie medio periodo (75%), organizzare lavoro e attività in presenza (74%), fare previsioni andamento business (74%), pensare a nuovi modelli di business (73%), ripensare l’utilizzo delle tecnologie (73%), ottimizzare i processi (71%), cercare soluzioni con clienti e fornitori per fare sinergia in ottica win-win (60%), formarmi (60%) e far formare i collaboratori (53%), gestire i rapporti con clienti (51%) e fornitori (43%), gestire i rapporti con la comunità esterna (34%).

Insomma, questa crisi è stata un bello stravolgimento di tante, troppe certezze, sfumate dalla sera alla mattina. Ma i manager erano pronti? Sì, nel 61% dei casi erano pronti ad affrontare una sfida come quella posta dall’emergenza coronavirus. E, anche grazie a questo, oggi più che mai si sentono: punto di riferimento per il team (88%), di poter dare il meglio in situazioni così difficili (82%), più apprezzati che prima della crisi (53%).

Importante, quindi, in un frangente come questo essere e fare il coach e quindi tenere i team motivati. Come? I nostri manager lo stanno facendo con tecnologia e umanità:  contatto personale (76%), riunioni a distanza del team (69%), contatti personali via email, istant messaging (47%), maggiore disponibilità all’ascolto anche di problemi personali (38%), comunicazioni differenti dal passato per modi, approcci e canali (24%), utilizzo di intranet per comunicare e interagire (22%). Non mancano, ma sono minoritari per frequenza, gli aspetti più classici quali; consigli di letture, approfondimenti ecc. su tematiche di business (14%), comunicazioni differenti dal passato per temi sostanza (12%), consigli di lettura su tematiche legate al virus (9%). A riprova dello stravolgimento epocale, di fatto solo un inesistente 1% dice di non aver fatto niente di particolare.