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Ri-Personalizzazione E Management Nella Transizione In Corso

Qual è il ruolo che i manager oggi sono chiamati a rivestire in un contesto in cui la digital transformation sta cambiando le dinamiche organizzative e manageriali? Quali sono le competenze e i tratti distintivi che dovrebbero caratterizzare i manager di un futuro che è già qui? Queste domande non sono retoriche ma ci interpellano con insistenza ora più che mai.

Questa ricerca, che tenta di fornire nuove prospettive per rispondere agli interrogativi che i manager si stanno ponendo sul loro ruolo, non è frutto della spinta del momento, ma è l’esito di una riflessione e di un confronto continuo con i manager stessi che sono andati sviluppandosi negli anni nell’ambito delle attività promosse da CFMT e che hanno trovato sistematizzazione in questo volume.

E forse non c’era momento più adatto di questo per la sua pubblicazione, perché è proprio in questo periodo      che stiamo sperimentando una pervasività inusuale e accelerata della tecnologia e dei suoi molteplici effetti nelle vite e nelle attività di tutti noi, personali e professionali.

Quali sono gli effetti che stiamo osservando a seguito di tale pervasività e su cui vale la pena di riflettere? Stanno cambiando, ad esempio, le dinamiche della relazione tempo-spazio suggerendo nuove forme di flessibilità, si stanno aprendo possibilità di intervento finora immaginate e che ora si iniziano a sperimentare in concreto e in modo diffuso, si stanno superando resistenze al nuovo che avrebbero richiesto un tempo molto più lungo per essere sradicate, ma in particolare si sta mettendo in discussione il ruolo che le persone, e in particolare i manager, possono e intendono avere in questo peculiare momento storico     .

Un primo spunto che emerge dal volume è dato dalla considerazione del potenziale in chiave di opportunità legato all’accresciuta sensazione di spersonalizzazione che le tecnologie portano con sé: l’impatto crescente degli automatismi in termini di efficienza e produttività nelle organizzazioni (e non solo) sembra apparentemente togliere peso e rilevanza alle persone e alle relazioni. In realtà, ciò su cui oggi si deve appuntare l’attenzione è la riscoperta delle persone come forza produttiva che genera valore differenziale in un contesto caratterizzato da metodi e tecnologie votate all’impersonalità. Si tratta di un paradosso che è solo apparente ma che nasconde le vere radici di un processo di autentica transizione verso un modello nuovo cui fare riferimento nei processi manageriali.

Tale contesto riafferma comunque la centralità delle persone fatte di corporeità materiale, di intelligenze distintive, di reti di legami sociali unici e difficilmente riproducibili perché sono ancora le persone che scelgono se e come investire sul futuro, quali capacità e competenze sviluppare e mettere in campo, quali progetti condivisi immaginare e sperimentare. Di fatto, le tecnologie hanno infatti consentito anche a coloro che rivestono ruoli più esecutivi e si trovano a livelli inferiori della scala gerarchica nelle organizzazioni di gestire spazi di autonomia e di responsabilità che prima erano loro preclusi (o riservati all’élite dei vertici aziendali) allargando le maglie che separavano i livelli e i contesti in cui l’agire manageriale si esprime.

E poi arriva il Covid-19, che ci impone di pensare alla trasformazione nella trasformazione. Non vi è alcun dubbio, la spinta all’adozione della tecnologia è enorme, dall’e-commerce, al mobile app, ai pagamenti digitali. Ma i consumatori riscoprono anche il ruolo della prossimità, sia fisica sia psicologica, e dei legami che vanno mantenuti anche quando il canale di interazione è digitale: in questo periodo abbiamo assistito ad una vera e propria “corsa alla Tecnologia” che non può tuttavia prescindere dalla dimensione umana.

La ripersonalizzazione del business ci ricorda infatti la centralità che le persone ricoprono nei processi di creazione di valore, siano essi consumatori, manager d’impresa o altri attori dell’ecosistema.

È indubbio che la tecnologia rivesta oggi un ruolo importante nelle nostre vite, ma nel lungo termine non può esserne il fondamento. In un momento storico in cui le persone sono già state sfidate dalla crisi, sia intimamente sia da un punto di vista economico, sicuramente il desiderio di una connessione relazionale rimane.

E questo non cambierà a seconda del mezzo.