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Il nuovo ruolo del management

27-11-2015

La crescita della complessità a tutti i livelli della vita sociale e produttiva cui assistiamo e che si esprime in termini di incremento di varietà (dei prodotti, dei processi, dei consumi, delle intelligenze coinvolte, delle soluzioni sperimentate), variabilità (nel tempo) degli stessi, interdipendenza (tra tecnologie, persone, imprese, luoghi, movimenti di opinione, idee) e indeterminazione (degli effetti conseguenti ad ogni possibile azione) rende fragili e rischiose le rappresentazioni del mondo, e del futuro possibile, affidati ai dati, che misurano trend, scoprono correlazioni, alimentano automatismi sistemici.
In questo contesto divengono nuovamente importanti le persone, cui assegnare i processi decisionali e di azione, dotandole di certo grado di autonomia e discrezionalità. Sono le persone, infatti, e in primis coloro che svolgono funzioni manageriali, ad essere chiamate oggi a interpretare gli eventi, immaginare il possibile, progettare, valutare e costruire il nuovo, assumere i rischi per sé e convincere altri a prendere parte al progetto.
Il ruolo del management va quindi ripensato, partendo dall’essenziale (che è anche l'invariante da preservare): generare valore presidiando la difficile interfaccia tra i sistemi artificiali, che regolano la produzione moderna, e l'ambiente ? poco o per nulla regolato – in cui questi devono lavorare. Ciò implica la modifica della trama delle relazioni interne ed esterne alle imprese, al fine di prevenire le minacce e sfruttare le nuove opportunità che si affacciano per la produzione di valore.
E' un compito essenziale, perché senza il suo svolgimento non sarebbe stato possibile ottenere i livelli e i tassi di incremento della produttività a cui la modernità ci ha abituato. Ma è anche un compito difficile, che deve adattare di volta in volta la strumentazione utilizzata, rimettendo anche in discussione la l'identità professionale del mestiere.
In tutte le epoche della modernità, tra il sistema artificiale a complessità ridotta e il mondo esterno, in cui la produzione deve collocarsi, c'è un dislivello di complessità che non può essere soppresso, ma che deve essere gestito con continuità e intelligenza. Il management, appunto, è chiamato a gestire questo dislivello di complessità tra l'artificiale del sistema produttivo e il suo contesto.
In questa prospettiva, T-Lab, Laboratorio del terziario che innova del CFMT ha promosso una ricerca la cui finalità è quella di mettere in evidenza quali sono i cambiamenti emergenti nella funzione manageriale (finalità, qualità del capitale umano, forme organizzative, prestazioni) che è necessario adottare per rispondere a queste nuove istanze.
In particolare, ciò che si sta indagando attiene ad alcuni temi chiave cui si intende dare un più preciso inquadramento man mano che il nuovo paradigma emergente prende corpo a valle del processo di transizione in atto:

 

  • secondo quali modalità l'azione manageriale nelle imprese può sfruttare l'energia della transizione in corso, dando accesso al grande potenziale di valore che la alimenta?
  • in che misura i modelli di management che sono stati sviluppati negli scorsi decenni sono adeguati a queste esigenze?
  • di che tipo di persone (nelle funzioni di comando manageriali o imprenditoriali) e di quali forme organizzative le aziende hanno bisogno per mantenere e fare evolvere i vantaggi competitivi ereditati dal passato?
  • come devono cambiare la formazione manageriale e, in genere, i percorsi di apprendimento e sperimentazione del nuovo, per essere funzionali alle nuove esigenze in termini di gestione d'impresa e sviluppo di una competitività sostenibile nel tempo?

A tale scopo sono stati coinvolti alcuni esperti e opinion leader a livello nazionale e internazionale che, grazie alla loro esperienza e alla particolare prospettiva attraverso la quale hanno la possibilità di osservare la transizione in corso, stanno indicando alcune direzioni possibili di evoluzione e le aree da presidiare con maggiore attenzione affinché il nuovo ruolo del management possa emergere ed affermarsi nelle diverse imprese e contesti.

Intelligenza relazionale: il libro

L'intelligenza relazionale è una risorsa connettiva che, nelle filiere globali e differenziate di oggi, ha sempre più valore, perché i collegamenti tra chi offre e chi domanda non sono più dati o scontati, ma vanno di volta in volta costruiti a distanza, scegliendo tra una molteplicità di possibili soluzioni. Non è facile farlo in modo efficace e con un esito garantito, o per lo meno affidabile. Ce lo spiega il T-Lab, Laboratorio del terziario che innova di CFMT, con il nuovo volume “Intelligenza relazionale. Nuove idee per l’economia dei servizi”, edito da Franco Angeli.

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