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Futuri del lavoro/Lavori del futuro

Obiettivi

Chi afferma di conoscere con certezza quali saranno i futuri del lavoro e i lavori del futuro, mente sapendo di mentire. Non solo il lavoro di domani, ma la sua evoluzione nei prossimi cinque, dieci o vent’anni restano tra le maggiori incertezze di questa epoca di transizione. Proprio per questo vale la pena occuparsene e provare a fare dei ragionamenti, delle illazioni o delle ipotesi nell’ottica del pensiero prospettico e dell’anticipazione.

Si tratta di provare a governare i grandi contrasti che caratterizzano il nostro tempo: abbiamo la più grande disponibilità di sempre in tecnologie esponenziali, che promettono di risolvere molti problemi, ma al contempo si palesano molte insufficienze in diversi ambiti di vita.

E siamo esposti ad alcuni megatrend che, soprattutto nell’ambito del lavoro, ci costringeranno a escogitare sempre nuove strategie di adattamento: l’invecchiamento della popolazione (soprattutto qui in Italia), l’automazione del lavoro (nelle fabbriche ma anche negli uffici) ed ancora la trasformazione delle competenze con la cessazione di alcuni mestieri e professioni e la nascita di nuovi.

Riusciremo a gestire questo passaggio epocale rispondendo ai rischi demografici e alle incognite della tecnologia sul lavoro? Ha ragione chi dice che l’ascensore sociale si sta fermando e che vivremo a breve in un mondo polarizzato in cui scomparirà il ceto medio? Oppure ha la vista più lunga chi sostiene che, grazie al potente innesto delle nuove tecnologie, ci aspetta negli anni Trenta un boom economico e un benessere sociale paragonabile a quello degli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso?

DOCENTE

ANTONIO FURLANETTO

Scrisse il primo articolo sul rischio nel 1996 per la rivista aziendale della compagnia di assicurazioni per cui lavorava e, anche se non divenne un best-seller, fu il primo segno di quell’interesse curioso di sapere “cosa succede se…” che non si è mai spento. Anche calcolare riserve per sinistri catastrofali di responsabilità civile lo ha spinto a gettare lo sguardo oltre il presente.
Trentino di adozione ma triestino di nascita, si è portato dietro una fatale passione per la cultura tedesca e quella slava, finendo per specializzarsi nel problem solving transnazionale dove culture aziendali, giuridiche ed economiche differenti sono spesso in conflitto.
Ha studiato presso le università di Trieste, Berlino, Lubiana e Genova (Responsabilità civile).

È anche manager, traduttore professionista ma, cosa più rilevante, ha guardato un “cigno nero” negli occhi e quindi può parlarne con cognizione di causa. Lavorando per -skopìa ha reimparato a studiare e si è innamorato delle “linee del tempo” e dei macrotrend.