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I futuri dei Social Media

Obiettivi

Due grandi discontinuità hanno caratterizzato a partire dalla metà del primo decennio di questo secolo  una rivoluzione che ha cambiato il nostro modo di comunicare: l’invenzione e la commercializzazione dei cosiddetti “smartphone” e soprattutto la nascita dei “social media”.

Ormai ci siamo abituati a convivere con questi “device” e a comunicare e socializzare attraverso le applicazioni che trasferiscono le reti sociali sul web. Spendiamo sui social media una parte consistente delle nostre giornate. Alcuni social media sono ancora attivi dopo tre lustri, altri sono molto più recenti ma hanno avuto un’evoluzione rapidissima che li ha portati in pochi anni a spopolare soprattutto tra certe generazioni di utenti.

E forse non ci siamo accorti quanto questi strumenti sono cambiati nel tempo – e con loro anche le nostre modalità di fruizione e di interazione – e in fondo diamo già per scontato che continueranno ad esistere a lungo pur trasformandosi. Ma proprio il dilagare di forme di comunicazione diverse da quella testuale, soprattutto quella visiva (ad es. con i video) o quella auditiva (ad es. attraverso i podcast) probabilmente preannuncia più radicali evoluzioni in futuri non troppo lontani.

E che dire della nuova dimensione esperienziale del fisico-digitale (phygital) o del fenomeno dei “social di nicchia”, ma anche di quello dell’abbandono dei social e della chiusura di molti account? Nascono piattaforme a pagamento, app che conservano pochi metadati e quindi apparentemente più “privacy-friendly”, ma con quali rischi per derive criminali soprattutto verso utenti più deboli?

E come saranno, se ci saranno, i social media nel metaverso e più avanti quando esisteranno le interfaccia essere umano-macchina?

DOCENTE

ANTONIO FURLANETTO

Scrisse il primo articolo sul rischio nel 1996 per la rivista aziendale della compagnia di assicurazioni per cui lavorava e, anche se non divenne un best-seller, fu il primo segno di quell’interesse curioso di sapere “cosa succede se…” che non si è mai spento. Anche calcolare riserve per sinistri catastrofali di responsabilità civile lo ha spinto a gettare lo sguardo oltre il presente.
Trentino di adozione ma triestino di nascita, si è portato dietro una fatale passione per la cultura tedesca e quella slava, finendo per specializzarsi nel problem solving transnazionale dove culture aziendali, giuridiche ed economiche differenti sono spesso in conflitto.
Ha studiato presso le università di Trieste, Berlino, Lubiana e Genova (Responsabilità civile).

È anche manager, traduttore professionista ma, cosa più rilevante, ha guardato un “cigno nero” negli occhi e quindi può parlarne con cognizione di causa. Lavorando per -skopìa ha reimparato a studiare e si è innamorato delle “linee del tempo” e dei macrotrend.